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Ospitalità nel Parco Naturale della Valle Antrona
LE VIE STORICHE : La Strada Antronesca PDF Stampa E-mail
Venerdì 08 Giugno 2012 00:00

 LE VIE STORICHE : La Strada Antronesca

(La via Antronesca anticipò gli scambi con la Svizzera)

E’ stato recuperato il tracciato verso il Vallese che rappresentava un’alternativa al Sempione

 

Foto CAI Villadossola

Agli albori della storia, fra l’età del rame e quella del bronzo, l’Ossola era già una via di transito fra la valle del Rodano e quella del Po.

Le valli dell’Ossola cominciarono, grazie ai commerci a popolarsi rapidamente, furono teatro di scambi e contatti. Vi si stanziarono i Leponzi, una popolazione proveniente dalle Alpi orientali che per la sua strategia scelsero come capitale “Oscella Leponziorum” l’odierna Domodossola. I Leponzi vennero a contatto con gli Etruschi dai quali impararono la tecnica per l’estrazione e la lavorazione dei materiali ferrosi delle quali erano maestri. Quasi certamente i mercanti Etruschi percorsero anche le Valli Ossolane in cerca di vene metallifere da sfruttare; si pensa che possano avere attivato le prime industrie in particolare i primi sfruttamenti di metalli ferrosi in Valle Antrona. Dal I secolo a.c. i Romani penetrarono nell’Ossola, seguendo le strade già tracciate dagli Etruschi. Anch’essi erano in possesso di tecniche raffinate, ma a differenza degli Etruschi avevano una visione politica più ampia, preferirono lasciare una certa libertà negli usi e nei costumi agli abitanti del luogo per privilegiare il controllo amministrativi del territorio. Era loro interesse presidiare e difendere i valichi contro le scorribande ma anche per timore di eventuali invasioni dei popoli di oltralpe. Con la fine dell’impero Romano la zona dell’Ossola segue le sorti del regno Longobardo e di quello dei Franchi. Diventerà nei secoli avvenire contea assegnata nel 1014 al Vescovo di Novara.  Nei secoli a venire la storia della Valle Antrona e quella dell’Ossola subisce parecchie controversie e dominazioni.

Quando alla fine del XIII secolo l’attività mercantile milanese ebbe un forte impulso espansivo tendente a raggiungere i mercati delle Fiandre e della Champagne, la via Ossolana verso i valichi alpini assume un ruolo di primaria importanza internazionale; tale percorso venne da allora chiamato “Strada Francisca”. Villadossola assume una posizione strategica quando in luogo di un semplice guado custodito per valicare l’Ovesca, venne costruito un ponte nelle immediate adiacenze del ramo della “Strada Antronesca”.

La “Strada antronesca” fu quindi anticamente praticata per passare dalla valle Antrona in Valle di Saas, attraverso il passo di Antrona o di Saas (2883 m) e quindi per andare dall’Ossola al Vallese, congiungendo Villa con Visp. Questa strada non raggiunse mai l’importanza di quella del Sempione, protetta dai governi dello Stato di Milano e del Vallese e servita da una importante corporazione di Someggiatori. Il problema principale era naturalmente quello della manutenzione, giacchè le strade di montagna sono le più soggette a deperimento dovuto a valanghe, smottamenti e frane. Il fatto che nel secolo XVI la fiera annuale del bestiame sia stata portata a Villa anzichè a Macugnaga, fa presumere che nei secoli XV e XVI questa strada sia stata mantenuta efficente. Questa situazione, caratterizzata dalla presenza di molteplici valichi usufruibili dal traffico commerciale si mantiene vivace fino al XVIII secolo, venne mutata con l’apertura della strada Napoleonica che, attraverso il passo del Sempione, raggiungeva Ginevra e quindi il cuore dell’Europa. Supremazia del Sempione che era già emersa nel Seicento all’epoca della mulattiera della Val Divedro lungo la quale passò il commercio del sale ad opera del nobile vallesano Kaspar Stockalper, “Le roi du Simplon”. Quindi tutte le antiche vie dalla fine del XVIII secolo perdono la loro importanza e entrano nel dimenticatoio.

Il percorso della “Strada Antronesca”

Nel primo tratto attraversa gli antichi borghi della Vecchia Villa che hanno nella Chiesa della Noga del 1600 l’espressione artistica, poi giunti al Boschetto si attraversa la parte sottostante al primo insediamento umano ossolano che è quello di Varchignoli con muri e scale megalitici. La località del Boschetto è sede del Centro di Consultazione del sito Megalitico, vi è un bar con ristorante e l’Ostello ed è punto di arrivo dell’itinerario “Via dei Torchi e dei mulini” che unisce la Valle Antrona con il Sacro Monte Calvario e la Val Bognanco.

Dopo un breve tratto di strada asfaltata, si prende la mulattiera che, dopo aver superato una cappella scende al ponte di Cresti dove un tempo vi erano diversi mulini, un maglio di una fucina e l’antica centrale idroelettrica sulla Brevettola. Giungendo a Cresti si è accolti dal grosso “Murales” sulla facciata del comune, ve ne sono uno ogni paese e sono stati inaugurati nel 2010, opera dei pittori della valle che hanno sede nel Centro del Boschetto. Montescheno è per la Valle Antrona la parte agricola, con i mulini e i forni ancora funzionanti, dove ogni anno a giugno si svolge la sagra della segale, ma è anche la località dove ogni anno, dal lontano 1640, si svolge la processione dei “Set frei”, un lungo pellegrinaggio lungo gli alpeggi del comune. La mulattiera prosegue tra terrazzamenti parzialmente coltivati, si supera la capella dell’Arvina, si attraversa un tratto esposto e poi si arriva a Seppiana dove vi è la chiesa primordiale della Valle Antrona. Anche qui come a Montescheno vi è una processione antica, denominata “Autani di San Jacam” che si svolge ogni anno. Seppiana è il paese delle castagne ed ogni anno ad ottobre si svolge la sagra.  Si prosegue tra le case del 1500, superati poi gli abitati di Camblione e San Rocco si giunge a Viganella, un vecchio borgo con le sue case caratteristiche con archi (casa Vanni  è un bel esempio di recupero), siamo nel Parco della Valle Antrona. A Viganella un tempo vi erano 6 torchi a leva con 6 macine per noci, era quindi molto fiorente il commercio di vino ed olio, ora grazie la volontà di pochi si è potuto ancora coltivare la vite ed ottenere il marchio Doc, prossimamente si potrà assaggiare del buon vino. Dopo aver raggiunto la cappella della “Madonna del Bisan”opera del pittore Vigezzino Borgnis, si giunge alla località di Rivera.

Lasciamo la “Strada Antronesca” per salire la vecchia mulattiera per Bordo, questo villaggio insieme a quello di Cheggio è stato recuperato dalla comunità Buddista ed è luogo di spiritualità. Si scende poi a Ruginenta e si attraversa la zona di lavorazione del ferro per poi arrivare a San Pietro dove vi erano l’albergo e il laboratorio dell’epoca della lavorazione dell’oro. Lavorazione dell’oro che si incontra nei borghi di Prabernardo e Locasca dove vi era lo stabilimento di lavorazione del minerale ricavato dalle miniere di Trivera.

Prima di arrivare ad Antrona si passa dal borgo di Rovesca con il suo oratorio con l’affresco di San Cristoforo sulla facciata, giungendo ad Antrona si incontrano le cappelle poste sul perimetro dell’antica chiesa sepolta dalla frana del 1642, al centro del paese è posta la chiesa con all’interno le preziose opere dello scultore Giulio Gualio (nel corso del 2012, in occasione dei 300 anni dalla sua scomparsa, vi saranno manifestazioni). Antrona è il paese delle noci ed ogni anno a settembre si svolge la sagra. Si entra nel cuore del Parco della Valle Antrona.

Lasciato il paese si sale al Lago di Antrona, lago dovuto allo sbarramento di frana avvenuta nel 1642 che ha portato a distruzione anche di case di Antrona facendo 92 vittime e riducendo il paese in povertà.

Nel tratto che sale al Lago di Campliccioli si hanno dei tratti pregevoli dell’antica mulattiera, poi salendo al Cingino si attraversano boschi secolari raggiungendo il bivacco del Cingino ed al muro della diga dove si può ammirare lo spettacolo dei stambecchi che si muovono sulla verticalità del muro. Il tratto che sale al Passo di Saas è in buona parte ancora esistente ed al Passo vi sono i ruderi della postazione di sosta dove negli anni ‘60 sono state trovare le monete dell’età romana. Il tratto che scende a Saas Almagell si ritrovano ancora dei tratti della vecchia via e si entra poi nell’ambiente dei Walser.

Dalla seconda metà del 1900 alcuni studiosi portano alla ribalta, attraverso ricerche storiche negli archivi, il fascino di queste antiche vie. Nel 1990 inizia, per opera del Club Alpino Italiano Est Monterosa, un opera di ricerca sulla rete escursionistica dove le antiche vie per i valichi rappresentano la spina dorsale di tutti i sentieri.

Il 6 ottobre 1996 viene inaugurato il primo tratto della “Strada Antronesca” ripristinata dalla sezione CAI di Villadossola e il 17 agosto 1997 il secondo tratto da Antrona a Saas Almagel.

Dal 2010 questo percorso è stato inserito nel progetto “Strategico” Interreg VETTA di carattere regionale ed in occasione della 15° anno di percorrenza, che si svolgerà il 26 settembre 2010, si avrà modo di assaporare il fascino di questa valle.

Per la “Strada Antronesca” si apre una nuova era quella dell’ “Escursionismo Culturale”.

“La Stampa” – Domenica 15 agosto 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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